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06/07/2020Local Marketing: quali sono le strategie per farsi trovare?

Essere al posto giusto nel momento giusto, o meglio, farsi trovare al posto giusto nel momento giusto, esattamente quando (e dove) un utente cerca qualcosa. 

È questo l'obiettivo del Local Marketing, strategia digitale di inbound marketing, finalizzata alla promozione di un business proprio dove i clienti (o potenziali clienti) si trovano fisicamente.

Si tratta, quindi, di stringere relazioni a livello locale, ma sul piano virtuale e per mezzo dell'online, con l'obiettivo di portare sempre più clienti ad avvicinarsi alla realtà in questione (negozio, azienda, locale). 

Perché farlo online (oltre che, ovviamente, di persona)? La risposta è semplice e deriva dall'osservazione della nostra quotidianità: con il web e l'utilizzo sempre più spinto di social media e mobile sono cambiate le nostre abitudini d'acquisto e, senza esagerare, potremmo dire anche il nostro stile di vita. Stessa cosa dicasi per chi guarda con interesse la pagina Facebook o il sito web del proprio negozio preferito, prima di effettuare un acquisto. 

Ma quali sono gli aspetti da tenere in considerazione per una strategia di Local Marketing vincente? 

Local SEO: una Search Engine Optimization localizzata rende visibili, attraverso parole chiave coerenti e pertinenti, i siti web. È importante effettuare ricerche e conoscere molto bene usi e abitudini del posto che si vuole promuovere localmente per scegliere le parole giuste e colpire nel segno. Dopo la ricerca online, una volta suscitato l'interesse e la curiosità dell'utente, è facile che si passi dalla visita sul web a quella fisica! 

Social media marketing: gestire i social media (principalmente Facebook e Instagram) di un business locale vuol dire raccontare la propria quotidianità per entrare a contatto con il cliente, creare una "connessione" di valore. È evidente che, per colpire nel segno, occorre mettere in pratica anche strategie di advertising sui due social, in modo da definire quanto più possibile il target e raggiungerlo.

Se usato con le giuste accortezze, Instagram è uno strumento efficace per il Local Business: attenzione quindi ad utilizzare i geotag, ossia a taggare la località in cui l?attività è collocata, così come i giusti hashtag. Spazio anche alle stories che, tra le possibilità che questo social ci offre, sono sicuramente le più coinvolgenti. 

Molto importanti sono anche le recensioni su piattaforme come Facebook, Google My Business e Trip Advisor: svolgono, infatti, un ruolo importante per il Local Business.

Gadget, promo dedicate, anteprime di prodotti: un metodo un po' più classico, ma sempre apprezzato, riguarda le promozioni, i gadget e le promo o la presentazione in anteprima dedicate alla clientela locale. Sono tecniche che portano il cliente ad entrare fisicamente nel nostro negozio/azienda e ci permettono di mostrargli i nostri prodotti/servizi, con il duplice di scopo di raggiungere la vendita diretta e la fidelizzazione della clientela.  Non solo: si può scegliere di spostare le stesse strategie sul web, con iniziative dedicate alla fanbase di Facebook, per coccolare i propri fan. In tal caso si dovrà ricorrere alla spedizione dei prodotti, ma il risultato, in termini di visibilità e notorietà, è garantito. Basterà, infatti, invitare chi riceve il "regalo" a recensirlo con foto, post e commenti. 

Google My Business: non è una semplice scheda. Un account Google My Business ben configurato e, non dimentichiamolo verificato, mette in contatto clienti e attività sulla rete di ricerca Google e Google Maps. Si possono pubblicare foto e video dell'attività attraverso i post, così come gli orari dell'attività, per rendere il contatto semplice e immediato, a misura di clic. 

Google Ads: la piattaforma pubblicitaria di Google permette di creare annunci personalizzati localizzati.  Si può stabilire l'obiettivo dell'annuncio, così come personalizzarlo dal punto di vista grafico. Google Ads si muove sulla logica delle keywords: si tratta di una vera e propria asta di acquisto di parole chiave che identificano l'attività. Il "segreto", per cui servono le giuste competenze, è individuare parole pertinenti all'attività ma non troppo contese e costose. 

Newsletter dedicata: la newsletter è un'attività frequentemente prevista nei piani di marketing e comunicazione. Si può pensare di creare una newsletter dedicata ai clienti locali, profilati nella maniera corretta, attraverso Lead Generation sui Social o su Google, per far sì che la strategia di Local Marketing sia pervasiva e ottimizzata su tutte le piattaforme. Senza però saturare il proprio bacino d'utenza, ricordando quanto detto all'inizio, colpire nel modo giusto e nel momento giusto.

Queste sono solo alcune delle strategie di local marketing che si possono attuare per aumentare la notorietà e il successo di un business. È evidente che si tratta di un aspetto cruciale e sempre più importante per le attività, che va seguito con impegno, attenzione e competenze. 

Hai bisogno di un supporto per far crescere la tua attività a livello locale? Contattaci, sapremo consigliarti le giuste strategie e mettere in pratica tecniche ad hoc per il tuo business. Il cliente deve essere sempre in grado di trovarti: questa è la tua e la nostra sfida!


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01/07/2020Cos'è lo storytelling?

Quando torniamo a casa dopo una serata con gli amici quello che, indubbiamente, ricordiamo, magari anche con un sorriso sornione sulle labbra, sono le risate, i racconti divertenti, le emozioni che ci hanno suscitato. Bene, questa è una definizione spicciola, forse da bar, dello storytelling.

Storytelling è saper raccontare una storia, emozionare l'audience, farsi ricordare.  Lo storytelling spiega il "perché" e il "come" delle cose, affascina l'ascoltatore facendolo appassionare all'argomento e si distingue dalla pubblicità tradizionale, in primis, per questo aspetto fortemente legato all'emozione. 

Strappa un sorriso o una lacrima alla tua audience e stai pur certo che non ti dimenticheranno. 

Ben lontano dall'illustrare pedissequamente tutte le caratteristiche di un prodotto, lo storytelling punta al "perché" di un prodotto utilizzando i cinque sensi: lo rende vicino, tangibile, concreto e desiderabile per ognuno di noi. La fanno da padrone, in ogni strategia di storytelling che si rispetti, i valori identitari e la capacità di coinvolgere l'utenza, che non ha la netta e fredda sensazione della pura vendita, ma si immedesimerà nella storia della tua azienda, del tuo prodotto e/o servizio.

Una campagna di storytelling efficace si basa sulla creazione di un vero e proprio mondo narrativo di ideali, sogni, desideri e gusti che gli utenti non potranno fare a meno di condividere. 

Non vendere a tutti i costi il tuo prodotto/servizio al tuo potenziale cliente, ma persuadilo con l'arte del saper raccontare. In un valzer tra retorica e narrazione, lo storyteller deve padroneggiare la lingua italiana, senza annoiare, deve toccare le corde e i punti sensibili del suo pubblico, affabulare, usare delle leve.

L'attualissimo fare riferimento alle emozioni suscitate dalla pandemia da Covid- 19 o; nel cinema come in ambito musicale e televisivo; il sempre efficace "effetto nostalgia" capace di riportare ai fasti di un tempo band del passato, saghe o serie tv cult concluse da tempo sono solo alcuni esempi di queste chiavi vincenti di comunicazione e marketing. 

Tocca le corde più sensibili e il tuo potenziale cliente diventerà effettivo. 

Sono tanti i brand che fanno storytelling, così come gli esempi degni di nota a prescindere da quale sia la tipologia di storytelling in atto: 

  • spot Lego "Let's Build": bambino e papà giocano assieme coni Lego. È l'universo magico della famiglia in armonia, di una sinergia indissolubile, quella tra padre e figlio, che è pronta ad affrontare sempre nuove sfide. 
  • spot "il Mulino che vorrei" di Mulino Bianco: prendi un attore famoso e apprezzato come Antonio Banderas e proponilo al pubblico in veste di mugnaio e panettiere, all'interno del famoso "Mulino Bianco". Banderas alle prese con farina e biscotti è lontanissimo dalle gesta di Zorro, eppure è l'eroe della quotidianità, della narrazione intima e famigliare. 
  • Ikea: tutta la comunicazione di Ikea gira intorno al concetto di casa visto come famiglia, quotidianità, praticità, vita di tutti i giorni. Le scelte comunicative di Ikea sono maggiormente di visual storytelling: attraverso video su YouTube e spot televisivi il brand scandinavo ci mostra scene di vita quotidiana, nelle sfaccettature più comuni. Impossibile non immedesimarsi. 

Perché considerare, quindi, una strategia di digital storytelling nel digital marketing della tua impresa? I motivi sono molteplici: 

  • persuadere, influenzare il tuo target a fare un acquisto o prendere una decisione, su più dispositivi e in diversi momenti della giornata
  • avvicinare nuovi potenziali clienti, attraverso spot brevi e ben calibrati, che colpiscano il target corretto (come? Attraverso analisi dei tuoi competitor, dei tuoi clienti acquisiti e del valore dei tuoi prodotti)
  • fidelizzare il tuo target al brand e creare fiducia, ricordando periodicamente qual è il vero "valore aggiunto" della propria marca
  • comunicare restando coerenti con i core values aziendali, parlando una lingua coerente con la propria mission, in linea con il momento storico e con i valori dei propri clienti.

Raccontarsi oggi significa aprirsi, adattare tutto ciò che concerne il proprio brand, a più dispositivi, nei diversi momenti della giornata: partire dalla sua nascita per arrivare alle storie delle persone che la compongono, definire le caratteristiche dei prodotti fino alla mission aziendale. Sui Social Media, alla radio, via brochure, durante fiere ed eventi online, non importa il contenitore, ma il contenuto.

Pensate al Carosello degli anni '50, all'attesa spasmodica di ascoltare una nuova "storia", di una marca o di un prodotto; o pensate ai cartelloni pubblicitari nelle grandi città, agli spot della "Milano da bere" degli anni '80 o agli annunci delle televisioni private nei primi anni '90. 

Lo storytelling ci accompagna da sempre e ci racconta un modo di vivere e di essere, parla di noi, delle nostre abitudini e dei nostri pregi e difetti, mettendoci allo specchio, come consumatori, sì, ma anche come persone. Riuscire a raccontarsi e ad emozionare il proprio pubblico, questa è la sfida odierna dei brand.


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16/06/2020Fare marketing in estate: 3 consigli per la bella stagione

L'estate è sole, mare, vacanze e marketing! Ebbene sì, perché anche durante la bella stagione blog, siti web, profili social e strategie di marketing non vanno in vacanza. Chi pensa che in estate gli utenti online magicamente spariscano, per dedicarsi esclusivamente a tuffi e tintarella, sbaglia di grosso. 

Di sicuro nei mesi estivi l'audience cerca argomenti più leggeri, è teoricamente meno predisposta ad approfondimenti più tecnici, ma non per questo è assente. Quali sono, quindi, le strategie marketing più adatte durante il periodo estivo? 


Pensare ad un piano editoriale in versione "light?

Per i canali social e il blog del sito meglio scegliere argomenti più leggeri e lasciare i long form content e i tutorial al rientro dopo le vacanze. Spazio a contenuti che invitino all'azione e magari ad articoli già pubblicati, tra i migliori dei mesi passati, da riutilizzare.

Al contrario, si può anche pensare di presentare un solo contenuto inedito in maniera molto approfondita, come un e-book o una guida: deve trattarsi in questo caso di un contenuto "prezioso" per gli utenti che, ovunque si trovino, devono essere attratti e accompagnati nella lettura. 

Il segreto è, quindi, adattare il piano editoriale (ehm, se non ti sei ancora dotato di un piano editoriale ti perdoniamo, ma ti suggeriamo di correre ai ripari) alle esigenze e ai desideri del periodo: si consiglia una chiave di lettura più leggera, tipica dell'estate, anche laddove si parli di studi professionali e aziende con focus B2B. Assolutamente vietato, però, sparire dai social: visibilità, riconoscibilità e fidelizzazione del cliente perderebbero decisamente punti in un periodo durante il quale si può anche sperimentare per raccogliere dati importanti. 

Creare contenuti adatti al periodo significa anche tener conto della fruizione degli stessi e di come avvengono le conversazioni tra brand e utenti. In estate, secondo Facebook, il 92,5% delle conversazioni ha luogo via mobile e solo il 7,5% da desktop. Forse questa sarà un'estate diversa, non ci meraviglieremmo nel leggere percentuali di desktop usage maggiori rispetto a quella menzionata poco fa, ma dobbiamo continuare a pensare "mobile first", anche oggi.


Creare offerte speciali e promo specifiche per la stagione estiva

Gli utenti in vacanza sono sicuramente meno predisposti ad approfondire, ma sono comunque interessati agli acquisti e alle offerte. Perché non proporre, allora, promozioni specifiche per l'estate? Prodotti particolari, sconti esclusivi e promo creative la fanno da padrona nei mesi estivi. 

Al via allora concorsi a premi, promo speciali (come il 3×2, un evergreen) che ci aiutano a non avere merce invenduta, o ancora l'apprezzatissimo gadget in omaggio. 

Il pubblico va conquistato, anche sotto l'ombrellone.


Pianificare le azioni future

Come detto in precedenza, questo periodo può rappresentare una fase di sperimentazione in quanto a contenuti, offerte, Tone of Voice o ancora rispetto a nuovi servizi da lanciare in autunno, con maggiore forza.

Analizzare i risultati raggiunti, ideare nuovi progetti e campagne, formarsi: tutto questo è possibile, sfruttando le (eventuali) minori richieste durante il periodo estivo o le probabili ferie dei nostri clienti/fornitori.

Insomma, vietato fermarsi, soprattutto quest'anno. Con la delicata situazione dettata dal Covid-19 i brand dovranno sapersi reinventare e rilanciare anche durante la calda stagione, memori dei mesi passati, delle potenziali occasioni perse e di un periodo sospeso che ci auguriamo non ritorni.




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04/06/2020User Experience Design: cos'è e perché è così importante?

Evitare che chi visita il sito si perda tra le categorie, non trovi la barra di menù, non finalizzi l'acquisto a causa di un processo online macchinoso e lento. È a tutto questo e tanto altro che si riferisce la User Experience Design (UXD), l'insieme di quei processi che mirano ad aumentare la soddisfazione di chi si trova a navigare in un Sito Web, in un Blog o in un E-Commerce.

Si tratta, quindi, di offrire all'utente la migliore esperienza emozionale possibile sul sito o app, considerando sempre il perché, il come e l'utilizzo del prodotto.

Rispondere al come significa davvero essere in grado di creare delle esperienze significative, emozionali e che si fanno ricordare. Appare evidente ovviamente, che per un prodotto di successo, alla base ci deve essere una conoscenza approfondita e consapevole del target del sito o dell'app.  

Ma quali sono i criteri da rispettare perché l'esperienza di chi visita il nostro sito sia funzionale e, allo stesso tempo, piacevole? 

Funzionalità e usabilità: è sicuramente il primo aspetto a cui dare importanza. Il sito o app deve funzionare senza problemi, downgrade o tempi di caricamento lunghi. L'utente deve facilmente navigare tra le pagine del sito, fare acquisti agevolmente, ricercare ed ottenere informazioni utili e chiare, nel minor tempo possibile. La struttura e la disposizione delle funzioni devono essere intuitive e logiche. Diversamente l'alternativa (leggasi, un competitor meglio organizzato) è dietro l'angolo. 

Utilità e divertimento: il sito o l'app deve ovviamente rispondere ai desideri o bisogni dell'utente anche in termini di contenuti, dai prodotti alle informazioni sul proprio brand. L'obiettivo è offrire quello che l'utente sta cercando, mantenendo alta la sua attenzione, catturandolo e coinvolgendolo con elementi strettamente relazionati ai suoi bisogni e quindi alle sue ricerche. Un elemento importante, spesso sottovaluto, è quello delle call to action, bottoni di chiamata all'azione, che devono invitare l'utente a rimanere sul nostro sito e a non abbandonarlo. Devono essere chiare, concise e posizionate in modo oculato, senza strafare, creandone a decine per ogni pagina, o al contrario nasconderle alla vista. 

Pensiamo ad esempio ai blog o agli approfondimenti inseriti nelle schede di prodotto, utili a migliorare l'esperienza dell'utente e ad aggiungere valore alla proposta della marca. O alla struttura dei menù, delle categorie e ai processi di ricerca di sezioni specifiche nei siti. Tutti questi elementi sono parte integrante di un processo di progettazione UX design volto al raggiungimento di obiettivi di crescita organica e strutturale. 

Bellezza del design: troppe informazioni e un web design poco innovativo fanno scappare in un istante i potenziali clienti dal sito. Appare quindi importante non solo progettare un sito web efficace in tutte le sue funzioni, ma anche accattivante per il target che vogliamo raggiungere. Largo spazio, quindi, alla scelta di immagini, caratteri, colori e sfondi coerenti con la propria comunicazione, i propri valori e gli obiettivi del brand. Evitare la discontinuità di stile con elementi che stridono è fondamentale, per migliorare le performance e offrire un servizio di qualità agli utenti. 

Progettare User Experience design significa essere tecnici esperti, abili marketer e grafici e, perché no, anche un po' psicologi. 

Non solo: bisogna sempre essere pronti a mettersi in discussione, in quanto l'obiettivo di un UX design efficace è quello di fornire al proprio target la migliore esperienza possibile, in ogni momento e su ogni dispositivo.  Tradotto in altri termini, questo vuol dire che il nostro sito, app o software va modificato e migliorato continuamente per stare al passo con le novità del momento, del proprio mercato di riferimento o dello stesso pubblico di destinazione. 





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03/06/2020Report Casaleggio Associati: l'e-commerce segnato dal Coronavirus

Come ogni anno torna il consueto appuntamento con il report della Casaleggio Associati sull'e-commerce e le vendite online. Ricerca che, quest'anno, risulta totalmente influenzata dal Coronavirus. 

Giunto alla XIV edizione il report ha evidenziato che 54% delle aziende e-commerce intervistate ha visto calare il proprio fatturato a causa del Coronavirus, mentre solo il 21% lo ha incrementato. 

Parliamo però di un calo relativo ad alcuni settori, come per esempio il turismo, e al contrario una crescita per molti altri, come ad esempio l'alimentare che, con il suo 3,1% del totale del fatturato dell'e-commerce in Italia, è diventato il settore merceologico con più transazioni. Stabile l'elettronica, che continua la vendita di laptop, piccoli elettrodomestici, notebook, ma chiude scontrini più bassi. In netto ribasso la moda, il settore degli eventi e, ancora di più il turismo che, invece nel 2019, aveva portato a casa il 25,6% del fatturato annuo totale. 

Crescono l'editoria, grazie allo streaming, il pharma e in generale tutto il settore salute e bellezza, l'acquisto di giocattoli e sex toys. In calo anche gli acquisti di articoli sportivi. 

In crescita anche casa e arredo, centri commerciali, assicurazioni, grazie anche ai nuovi prodotti creati ad hoc per il momento di emergenza sanitaria. 

La situazione Covid-19 ha imposto alle aziende l'obbligo di riorganizzarsi: lavorare in smart-working, rivedere completamente la logistica e l'approvvigionamento di prodotto sono state le priorità delle imprese italiane. 

Appare evidente che questa situazione emergenziale, con trend in calo a medio e lungo periodo, porta ad un'importante spinta verso i canali social per incrementare la visibilità dei prodotti, evitando l'incontro fisico tra domanda e offerta. Chi non aveva una presenza strutturata online, si è trovato a creare un sito di e-commerce in fretta e furia, affacciandosi così per la prima volta in un comparto totalmente nuovo e difficile da gestire senza competenze o visione.

Di sicuro il 2020 ci impone sfide non semplici, ma necessarie per ripartire: re-inventare nuove soluzioni commerciali, adattare o creare nuovi prodotti e scegliere differenti modalità di vendita per raggiungere il proprio pubblico, soprattutto per i settori decisamente più colpiti dal lockdown e dalle misure di distanziamento sociale. 


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